Ho fatto un sogno di quelli che ti lasciano con quelle sfumature di dolce malinconia, una via di mezzo tra un film che adesso non ricordo come si chiama…..(ah si love story).
Il protagonista del film, ergo del mio sogno andava in giro con un amico.
Zona balneare, non erano giornate di sole intenso e neppure di divertimento sguaiato, erano in viaggio vuoi per fine esami di maturità vuoi per ferie forzate, insomma erano in giro.
Ricordo scogliere e strade che le percorrono come lunghi serpenti con uno sfondo di grigio azzurro con la luce che filtra dal buco dell’ infinito. L’aria è fresca e ci stanno dei colori verde, spesso, vivo in alcuni momenti.
La spiaggia sono ciottoli, non grossi non piccoli di colore grigetto e bianco, ci sta qualche ombrellone i bagnanti mi dicono che potrebbe essere estate o una tarda primavera.
I due camminano, l’altro incappa in due tipe mentre il io ( ma l’io del sogno) segue subito con lo sguardo la prima delle due. Non avranno un nome sino alla fine.
Capelli color biondo forse castano occhi grandi e azzurri, e quel tuffo al cuore che dice colpito. L’amico aggancia, l’io lo segue, si impaccia ma alla fine spiaccica qualche parola, ne nascono discorsi e passeggiate a fiumi.
L’amico se la spassa alla grande, beve cocktail in un grande gazebo fatto di paglia e di legno in mezzo alla sabbia, le giornate sembrano più solari ma la brezza fresca spazza via tutto.
Passa forse un ora, un giorno o tutta la stagione non saprei ma durante una passeggiata serale si trovano distesi ad amoreggiare. La camera si stacca e corre lontana si vedono soltanto due sagome nere su uno sfondo azzurro elettrico.
E’ perfetto così.
Poi ripartono, non so come l’io si ritrova con lei che deve andare in bagno sembra in una scuola, chiede ad una guardia dietro un gabiotto vestita di verde camicia e caki pantalone se il bagno è libero, ma dice di no. Prova un altro piano ma sembra che confonda il bagno delle donne con quello degli uomini a terra è bagnato chiede aiuto, lei non riesce più a camminare, ancora sangue dal naso ad un certo punto trova come un distributtore di un antidoto ( o forse è un armadietto ). Lo apre e trova una busta nera, tipo quella delle salviettine. Strappa un lembo dal quale fuoriesce un aghetto che va inserito sotto pelle, le scopre il braccio e le inietta il contenuto. Le voci esterne sembrano ovattarsi, in tutta la scena vi è un senso di incombenza e di impotenza. Ad un certo punto arrivano correndo due persone, una sicuramente è la guardia, che dice è morta -malinconia.
I sensi di Io sono ovattati, sfumati, i colori tendono di nuovo all’azzurro, una guardia o un medico o chissà chi non è definibile avvicina una specie di tubo led ai due, e dice è un androide ed ha l’infezione o sindrome di ……….le parole perdono significato, la vista è totalmente annebbiata, e le voci sono solo rumori lontani e rimbombanti.
Non so se Io sia morto, e chi o cosa fosse quell’androide, ma l’ultima parola che ricordo è qualcosa della serie che mai più avrebbero lasciato sguarniti di antidoti i distributori.
e così mi sono risvegliato.